Il boom dei meal kit: dal caso Blue Apron a OffLunch. È la vera alternativa al food delivery?

DIETRO AL SUCCESSO DEI MEAL KIT, CHE FORNISCONO INGREDIENTI SEMILAVORATI E ISTRUZIONI PER L’USO PER COMPLETARE LA PIETANZA, C’È LA PRATICITÀ DI UNA SOLUZIONE CHE PERMETTE DI PIANIFICARE MENU E COSTI DEI PASTI IN CASA. E NEGLI STATI UNITI L’EMERGENZA HA DETERMINATO LA RINASCITA DI BLUE APRON.

La condivisione compulsiva di ricette e foto casalinghe che attestano i progressi di ciascuno di noi con impasti e padelle farebbe pensare che il sacro fuoco della cucina sia ormai movente irrinunciabile per la maggior parte delle famiglie italiane e del mondo. Ma se è indubbio lo slancio che ci accomuna nel cercare di trovare un po’ di conforto nella preparazione di cibo, davvero ci siamo riscoperti tutti provetti cuochi amatoriali senza possibilità di appello alcuna? Le analisi di mercato relative alle ultime settimane di quarantena riportano l’asse su una posizione più moderata. E sono diversi i dati di consumo che possiamo incrociare in tal senso.

Le food box di OffLunch

Partendo dal boom delle cosiddette food box. Chi non vuole mettersi ai fornelli, infatti, non deve necessariamente optare per la consegna a domicilio di piatti pronti cucinati dai ristoranti di zona (ma sono sempre più numerose, com’era prevedibile, le persone che scoprono il food delivery in questa contingenza, con la sola eccezione di New York, che in controtendenza registra un calo degli ordini). La food box rappresenta un’evoluzione della spesa online, offrendo a chi la acquista una gamma di prodotti semilavorati pronti per l’uso, dai sughi alle salse pronte, dalle polpette alle creme di verdure, con soluzioni rapide da portare in tavola per chi non ha troppa dimestichezza con la cucina. Su questo ha ragionato OffLunch, che a Milano (pur essendo la società romana, controllata di Mvnd) normalmente, consegna kit per il pranzo in ufficio. In collaborazione con Japal – start up italiana di e-commerce – OffLunch ha ripensato il proprio business, investendo sulla consegna a domicilio, in 24 ore (per ordini ricevuti entro le 13.30 del giorno precedente, in tutta Milano, con consegna gratuita), di kit spesa che riuniscono più prodotti semilavorati, preparati da professionisti al lavoro nel laboratorio lombardo Soul-K, che ha sede a Monza. L’obiettivo? Offrire un aiuto concreto alla preparazione e alla pianificazione dei pasti per la giornata e per tutta la settimana. I prodotti recapitati possono essere conservati in frigo per cinque giorni, si tratta generalmente di pietanze, sughi, salse da rinvenire in padella o scaldare in microonde, che insieme compongono piatti bilanciati e completi, disponibili in pacchetti variabili, dalle 12 porzioni del single kit (49 euro) alle 20 porzioni del Big Family (75 euro).

Il caso Blue Apron. I meal kit che ora vanno forte di Borsa

Con la stessa visione lavora da più tempo la società americana Blue Apron, specializzata già prima dell’emergenza nella consegna a domicilio di meal-kit. L’azienda è diventata nelle ultime settimane un caso finanziario: alla metà di marzo, quando gli Stati Uniti prendevano finalmente contezza della gravità della situazione, il boom di ordini ricevuti da Blue Apron ha fatto schizzare le quotazioni della società in Borsa (dov’è quotata dal 2017), incrementando il valore delle sue azioni della percentuale record del 600%. E risollevando le sorti di una realtà – nata nel 2012 – che proprio negli ultimi mesi navigava in cattive acque, visto il calo progressivo della richiesta. Da un mese a questa parte, invece, è tutto cambiato: per accontentare la domanda, Blue Apron ha assunto nuovo personale per la gestione delle operazioni nei propri centri logistici. La missione, oggi più pertinente che mai, resta la stessa: permettere a tutti di cucinare a casa con le proprie famiglie senza lo stress generato dal tempo investito per decidere cosa preparare e rifornirsi degli ingredienti. Nel caso specifico, con i prodotti semilavorati pronti all’uso, Blue Apron invia a casa anche le ricette ideate del team di cuochi dell’azienda, perché l’esperienza casalinga lasci comunque spazio alla voglia di cimentarsi con la cucina, come un apprendista cuoco (che in America è identificato dal grembiule blu, il blue apron). E infatti ai kit base si affiancano anche i pacchetti Blue Apron Premium, dedicati a chi vuole sperimentare ricette più elaborate.

Surgelati da chef

E se negli Stati Uniti sono diverse le aziende specializzate nella consegna di meal kit che stanno beneficiando della contingenza (HelloFresh è il competitor più celebre), proprio nell’epicentro statunitense dell’emergenza, a New York, anche diversi ristoranti si stanno ingegnando per fornire ai propri clienti un servizio alternativo al solito food delivery, pensato nell’ottica di foraggiare freezer e frigoriferi dei newyorkesi con preparazioni pronte all’uso, da utilizzare quando più fa comodo. Qualche esempio? Il ragù pronto di Rezdora, che propone anche pasta fresca ripiena surgelata; il brodo di pollo e le zuppe pronte di Brodo, che possono essere conservate in frigo per 7-10 giorni o riposte direttamente in congelatore. E persino la celebre carne affumicata di Katz’s Deli, venduta a peso e consegnata già affettata che si conserva in freezer fino a tre mesi. Anche in Italia c’è chi si sta attrezzando in tal senso (e ne riparleremo), come il ristorante milanese DistrEat, che il proprio kit gourmet l’ha ideato pensando al pranzo della domenica: consegnato di sabato, il kit (25 euro) contiene ingredienti già puliti, porzionati e messi sotto vuoto per preparare in casa un menu da tre portate, dal primo al dolce. Tempo di preparazione indicato: un’ora.

a cura di Livia Montagnoli

Fonte: https://www.gamberorosso.it/notizie/il-boom-dei-meal-kit-dal-caso-blue-apron-a-offlunch-e-la-vera-alternativa-al-food-delivery/